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Katsuta vince il Croatia Rally 2026 dopo il clamoroso errore di Neuville nella Power Stage e conquista la leadership del mondiale WRC.
Redazione Ultimogiro · 12 aprile 2026 · 3 min di lettura

C’è qualcosa nel Croatia Rally che sfugge alla logica. Una gara che non si lascia dominare, che cambia pelle curva dopo curva, chilometro dopo chilometro. Un rally che non premia il più veloce, ma il più lucido.
E anche nel 2026 ha fatto esattamente questo.
A vincere sono Takamoto Katsuta e Aaron Johnston, ma il risultato racconta solo una parte della storia. Perché questo è stato un rally deciso da ciò che resta quando tutto sembra già scritto.
Sembrava finita. Thierry Neuville aveva la gara in mano: vantaggio ampio, ritmo controllato, nessuna crepa. Tre giorni perfetti, costruiti con precisione.
Poi l’ultima prova.
La Power Stage, quella che non è mai solo una speciale ma una resa dei conti. Un errore, un impatto, la macchina che si ferma. Fine.
In pochi secondi si spegne una vittoria già vissuta e si accende quella di qualcun altro. Katsuta non cambia nulla, ma si ritrova davanti. Perché nel rally succede così: non basta dominare, bisogna arrivare.
Non è stata una vittoria costruita sull’attacco. È stata costruita sull’attesa.
Katsuta non ha mai cercato il limite assoluto. È rimasto dentro la gara, sempre. Ha scelto la misura, la continuità, la lucidità. Ha lasciato che fossero gli altri, eventualmente, a sbagliare.
Accanto a lui, Johnston ha fatto ciò che fanno i grandi navigatori: tenere il filo del discorso quando tutto rischia di spezzarsi. Nei rally la voce conta quanto il volante. E quando la tensione sale, diventa tutto.
Questa non è una vittoria fortuita. È una vittoria che nasce da una consapevolezza nuova.
Il Croatia Rally si conferma uno degli eventi più duri del World Rally Championship.
Asfalto sporco, grip che cambia, condizioni che non si lasciano interpretare fino in fondo. Una gara che non si conquista, si attraversa.
Fin dalle prime speciali:
ritiri eccellenti
errori diffusi
classifiche che cambiano continuamente
È un rally che consuma. Che toglie sicurezza. Che costringe a scegliere, ogni volta, tra spingere o restare.
E alla fine restano in pochi.
Nel WRC ci sono squadre veloci e squadre solide. Toyota, oggi, è entrambe le cose.
Non è solo questione di prestazione pura. È una questione di controllo. Di sapere quando accelerare e quando lasciare andare.
Il risultato in Croazia lo conferma: presenza costante davanti, capacità di leggere la gara, freddezza nei momenti decisivi.
Dall’altra parte resta il peso di una vittoria sfuggita. Quelle che non fanno rumore subito, ma restano addosso.
Questo successo non è solo una vittoria. È uno spartiacque.
Con due affermazioni consecutive, Katsuta si prende la testa del mondiale. Per la prima volta. E cambia prospettiva.
Non è più una storia interessante. È una candidatura concreta.
Ora tutti lo guardano in modo diverso. E questo, nel rally, pesa quanto un secondo al chilometro.
Il rally non è uno sport giusto. Non premia sempre chi va più forte. Non segue una logica lineare.
Premia chi resiste.
Chi resta dentro quando la gara prova a buttarti fuori. Chi accetta che non tutto si può controllare. Chi sa aspettare.
In Croazia abbiamo visto tutto questo.
Chi aveva già vinto e ha perso tutto.
Chi non aveva ancora vinto e ha trovato il momento.
E alla fine resta una verità semplice:
non vince chi corre di più.
vince chi resta.
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