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Kimi Antonelli campione del mondo: vent’anni e un posto nella nostra domenica

In Messico Antonelli conquista il suo primo Mondiale e diventa il più giovane campione della storia della Formula 1. Dopo settantatré anni, l’Italia torna sul tetto del mondo: il racconto di un traguardo che attraversa generazioni.

Redazione Ultimogiro · 2 novembre 2026 · 3 min di lettura

Kimi, vent’anni e un posto nella nostra domenica

Antonelli campione del mondo in Messico. Dopo settantatré anni, un italiano torna a vincere il titolo di Formula 1. E ci ritroviamo a guardare un ragazzo, prima ancora di un record.

Alla fine viene voglia di lasciarlo respirare. Prima delle domande, delle fotografie, di tutte le volte in cui dovrà spiegare che cosa si prova a diventare campione del mondo a vent’anni. Come se fosse possibile saperlo subito. Come se il cuore avesse la stessa precisione del cronometro.

Andrea Kimi Antonelli ha conquistato il Mondiale arrivando terzo in Messico, dietro Max Verstappen e Lewis Hamilton. È il più giovane campione nella storia della Formula 1. Una notizia enorme, contenuta in una riga di classifica. Tutto il resto richiederà tempo.

Servirà una mattina senza programmi, forse. Un risveglio con il telefono finalmente lontano. Il momento in cui la festa sarà finita e quelle parole continueranno a stare lì: campione del mondo. Anche senza qualcuno che le ripete al microfono.

Per noi, intanto, è già cominciato il lavoro dei ricordi.

L’ultimo italiano era stato Alberto Ascari, nel 1953. Settantatré anni: un intervallo così lungo da attraversare famiglie, cambiare televisori, consumare domeniche. Antonelli ha chiuso quell’attesa con una Mercedes, a vent’anni e sessantotto giorni.

Ci saranno appassionati che oggi penseranno alla persona con cui guardavano le corse. A una poltrona rimasta vuota, a una telefonata che avrebbero voluto fare. Lo sport entra nelle case così: gli apriamo per una gara e finisce per custodire pezzi della nostra vita. Un sorpasso resta attaccato a un pranzo, una vittoria a una voce, un nome all’infanzia.

Adesso c’è anche il suo.

Kimi. Un nome breve, già facile da gridare, che dovremo imparare a pronunciare senza trasformarlo ogni volta in una richiesta. Perché da questa sera gli chiederanno moltissimo. Conferme, altri titoli, una risposta a ogni difficoltà. Il successo accorcia la pazienza di chi guarda: appena ricevi qualcosa di straordinario, cominci a considerarlo normale.

Lui, in Messico, ha parlato soprattutto di chi gli è stato vicino. Della famiglia, della Mercedes, della gratitudine. Ha ammesso la tensione del fine settimana e la fatica di comprendere ciò che era appena accaduto. C’è una misura bella in questa reazione: prima di raccontarsi come un’impresa individuale, ha riconosciuto le persone che lo hanno accompagnato.

È un dettaglio che merita di restare, anche quando avremo finito di contare i primati.

Sul podio c’erano Verstappen e Hamilton. Per Antonelli, condividere proprio con loro la celebrazione del titolo ha reso il momento ancora più speciale. La Formula 1 gli ha consegnato una fotografia difficile da migliorare: il nuovo campione accanto a due uomini che hanno segnato l’epoca nella quale è cresciuto.

Da domani arriveranno le analisi. La macchina, le gomme, le decisioni del muretto, i punti guadagnati lungo la stagione. Sarà giusto capire come è stato costruito questo Mondiale. Anche il talento ha bisogno di lavoro, strumenti, fiducia; raccontarlo soltanto come un destino sarebbe fare un torto a tutti quelli che ci hanno messo le mani.

Stasera, però, possiamo concederci qualche minuto prima delle spiegazioni.

Guardare quel ragazzo e ricordarci quanto è difficile, a vent’anni, capire persino dove si vuole andare. Lui è arrivato in cima al suo sport. Dovrà ancora scoprire che cosa significhi abitarci, quanto spazio occupi una felicità simile, che cosa portarsi dietro e che cosa lasciare fuori.

Noi possiamo fare una cosa semplice: festeggiarlo senza avere già fretta del prossimo traguardo.

Per questa sera, Kimi, hai fatto abbastanza.

Goditela. C’è un’Italia sveglia che ti fa compagnia.

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